Camera: Kiev 60
Obiettivo: Schneider Xenotar 80mm f/2,8
Filtro arancio
Pellicola: Agfa Scala 200


La neve era scesa presto, ai Piani del Rosset, e nonostante la temperatura ancora mite, rendeva il paesaggio più aspro e selvatico di quanto non sia in realtà. La zona che va dal pianoro del Nivolet al Col Leynir è per me la più bella e amata delle Alpi, non solo per il paesaggio, a dir poco spettacolare, ma anche perché ad essa mi legano alcuni dei ricordi più belli della mia vita. Avevo tentato di salire verso il Leynir, ma la neve alta e molle me lo aveva impedito. Così stavo gironzolando senza una vera meta fra i pianori ammantati di bianco e gli innumerevoli laghetti glaciali incastonati come gemme nel verde dei pascoli d'alta quota. Ero lì per fotografare e me la stavo prendendo comoda, senza che i miei accompagnatori (mio figlio Giorgio e la figlia adolescente di un mio caro amico) trovassero da ridire in quel vagare senza meta. Stavo provando l'Agfa Scala, una pellicola invertibile in bianco e nero uscita da poco e di cui tutti parlavano bene, nonostante gli elevati costi di acquisto e di trattamento. Cercavo un'immagine che sapesse trasmettere il mio stato d'animo del momento, la calma che provavo di fronte a quello spettacolo, il silenzio assoluto (eravamo gli unici esseri umani nel raggio di chilometri), il freddo - pungente ma per nulla sgradevole - che un pallido sole velato contribuiva a modo suo a mitigare. Ma soprattutto cercavo una luce speciale, un taglio di luce che conoscevo bene e che spesso si verifica in quella zona nelle ore che precedono il tramonto. Stavo osservando la tozza piramide della Basei, cercando di intravedervi una via di salita, quando d'improvviso la luce incominciò a cambiare. Il sole del tardo pomeriggio era scomparso dietro una nuvola ma - pur risultando invisibile dalla posizione in cui mi trovavo - continuava ad illuminare in controluce la neve e il ghiacciaio. Anteposi all'obiettivo un filtro arancio chiaro per scurire il cielo ed esaltare i contrasti; effettuai una leggera sottoesposizione di un terzo di stop per saturare i toni (la Scala è una pellicola invertibile, anche se in bianco e nero!) e attesi che il movimento delle nubi mi regalasse la luce che tanto avevo atteso.

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